01 · Il paziente
Un uomo di 59 anni è giunto alla nostra attenzione con una lesione ulcerativa complessa all’arto inferiore destro, associata a necrobiosi lipoidica diabetica e arteriopatia diabetica.

Il paziente era già clinicamente fragile. La sua anamnesi includeva diabete di tipo I scarsamente controllato, cardiopatia ischemica con precedente angioplastica coronarica e grave insufficienza renale cronica pre-dialitica. Era inoltre allergico a Ciprofloxacina e Ceftriaxone.

Dal punto di vista farmacologico, assumeva insulina, valsartan, bisoprololo, esomeprazolo, Luvion, torasemide, amlodipina, cardioaspirina, doxazosina, allopurinolo, Cholecomb, bicarbonato di sodio, clopidogrel e Binocrit.

La lesione era presente da diversi mesi ed era già stata trattata secondo l’approccio gold standard senza alcuna risposta clinica significativa.

02 · La ferita
Alla prima presentazione del 20 maggio 2025, la lesione era localizzata all’arto inferiore destro. Mostrava un’area centrale necrotica con chiari segni di infiammazione.

La ferita misurava 0,86 cm² ed era dolorosa, con un punteggio NRS di 6. Sebbene relativamente limitata nelle dimensioni, la lesione era clinicamente significativa perché combinava due contesti biologici difficili: necrobiosi lipoidica diabetica e arteriopatia diabetica.

Questa duplice natura rendeva il caso particolarmente complesso. La componente infiammatoria era sostenuta dalla necrobiosi sottostante, mentre la componente vascolare riduceva la capacità del tessuto di progredire verso la guarigione.

03 · Storia del trattamento precedente
Prima che fosse considerata la terapia rigenerativa, il paziente era stato trattato secondo l’approccio terapeutico standard per la necrobiosi lipoidica diabetica.

Il trattamento gold standard includeva terapia a base di corticosteroidi e ottimizzazione del controllo glicemico. Nonostante sei mesi di questo approccio, la lesione rimaneva sostanzialmente non responsiva.

Il 16 luglio 2025, dopo la continuazione della terapia standard, la lesione si era ridotta solo marginalmente a 0,76 cm² e rimaneva dolorosa, con un punteggio NRS di 5. Il trattamento standard è stato quindi proseguito.

Entro il 17 ottobre 2025, tuttavia, il decorso clinico confermava la stagnazione. La lesione era aumentata a 1,06 cm² e il dolore era ancora presente, con un punteggio NRS di 4. A questo punto, la mancanza di risposta alla terapia standard rendeva necessario considerare una strategia terapeutica alternativa.

04 · Decisione e protocollo
Dato il fallimento del trattamento standard e la duplice natura della lesione — necrobiosi lipoidica diabetica e arteriopatia diabetica — si è deciso di procedere con la terapia PBMNC utilizzando E-PRP e CGF in combinazione.

L’obiettivo era agire su entrambe le componenti della ferita: supportare il ripristino vascolare locale e modulare l’ambiente infiammatorio che impediva la progressione verso la guarigione.

La procedura è stata eseguita utilizzando il sistema High Q Cell® All-In-One, che consente la preparazione simultanea di E-PRP e CGF da sangue autologo.

L’E-PRP è stato iniettato nella lesione e nell’area circostante, mentre il patch di CGF è stato applicato direttamente sul letto della ferita per fornire uno stimolo biologico sostenuto.

05 · Risposta clinica
La prima applicazione combinata di E-PRP e CGF è stata eseguita il 17 ottobre 2025. Non sono state segnalate complicazioni.

Alla rivalutazione del 28 ottobre 2025, solo undici giorni dopo il primo trattamento, l’area della lesione misurava 1,15 cm². Sebbene la superficie non fosse ancora diminuita, i segni clinici erano cambiati significativamente: il dolore era praticamente assente, con un punteggio NRS di 0, e l’infiammazione appariva quasi completamente risolta.

Questo cambiamento precoce era clinicamente rilevante perché suggeriva che il trattamento aveva rapidamente modificato il comportamento biologico della ferita, ancor prima che si verificasse la chiusura finale.

Il 27 novembre 2025 è stata eseguita una seconda applicazione di PRP e CGF in sedazione utilizzando lo stesso approccio procedurale.

06 · Esito e follow-up
Il 9 dicembre 2025, meno di due mesi dopo il primo trattamento PBMNC e undici giorni dopo la seconda applicazione, la lesione appariva risolta.

A causa della risposta clinica completa, non sono stati considerati necessari ulteriori trattamenti.

Il risultato era particolarmente rilevante perché seguiva diversi mesi di stagnazione terapeutica con la terapia standard. Dopo solo due applicazioni combinate di E-PRP e CGF, la lesione è passata da uno stato infiammatorio non responsivo alla risoluzione completa.

La progressione documentata ha mostrato un chiaro contrasto tra la prolungata stagnazione pre-trattamento e la rapida accelerazione della guarigione dopo la terapia PBMNC.

07 · Discussione
Questo caso illustra il potenziale ruolo del trattamento combinato con E-PRP e CGF in una lesione ulcerativa difficile associata a necrobiosi lipoidica diabetica.

Il caso era particolarmente interessante perché la ferita non era semplicemente un’ulcera cronica. Era il risultato di una condizione patologica combinata: una malattia dermatologica infiammatoria resistente alla terapia standard, sovrapposta ad arteriopatia diabetica e fragilità sistemica.

La rapida scomparsa del dolore e dell’infiammazione dopo il primo trattamento suggerisce un forte effetto biologico oltre la semplice copertura della ferita. La successiva chiusura dopo la seconda applicazione supporta l’ipotesi di un’azione sinergica tra E-PRP iniettabile e terapia con patch di CGF.

L’E-PRP ha fornito uno stimolo cellulare e di fattori di crescita autologhi concentrati attraverso iniezione intra- e perilesionale, mentre il patch di CGF ha agito come una matrice di fibrina densa capace di supportare un effetto rigenerativo sostenuto nel tempo.

Il messaggio clinico chiave è che, in casi selezionati non responsivi, la terapia PBMNC combinata può offrire un’opzione rigenerativa quando il trattamento standard non ha prodotto progressi significativi.

Questo trattamento non sostituisce la diagnosi, il controllo glicemico, la valutazione vascolare o la gestione standard delle ferite. Piuttosto, può rappresentare un’opzione complementare in lesioni complesse dove coesistono infiammazione, perfusione compromessa e cronicità.