01 · Il Paziente
Un uomo di 57 anni con un’importante storia clinica e una grave fragilità psichiatrica è stato preso in carico il 26 febbraio 2025, tre mesi dopo un trauma all’avampiede che aveva portato all’amputazione della porzione distale dell’alluce destro.
La lesione traumatica era diventata rapidamente cronica a causa del diabete e dell’arteriopatia sottostanti del paziente. Dal punto di vista anamnestico, il paziente soffriva di una grave sindrome ansioso-depressiva oltre a diverse comorbidità: diabete di tipo II controllato dall’età di 34 anni, artrite psoriasica in trattamento, ipertensione e ipercolesterolemia.
La sua storia clinica passata includeva anche una leucemia linfoblastica acuta trattata con trapianto autologo di cellule staminali all’età di 17 anni e un’epatite C all’età di 25 anni, successivamente trattata fino a rendere il virus non rilevabile.
La terapia farmacologica comprendeva empagliflozin, metformina, candesartan, escitalopram, rosuvastatina, ixekizumab, metoprololo tartrato, fenofibrato, lecardipina e insulina degludec.
02 · La Ferita
Al momento della presentazione, il 26 febbraio 2025, la lesione interessava l’alluce destro e presentava un’area di 1,71 cm².
La ferita mostrava segni di colonizzazione critica, dolore scarsamente controllato e apparente esposizione del tendine estensore. Il dolore era severo, con un punteggio NRS di 7.
Il quadro clinico era particolarmente preoccupante perché la lesione era localizzata in un piede diabetico, a seguito di un trauma e di una parziale amputazione del dito, con strutture profonde esposte e una compromissione vascolare sottostante. L’ossimetria eseguita alla base dell’alluce mostrava un valore di saturazione di O₂ pari a 12.
L’ecocolordoppler arterioso non ha rivelato lesioni prossimali, con una circolazione periferica sclerotica ma ben conservata. L’arteria tibiale anteriore destra era occlusa appena sotto la sua origine, ma il circolo collaterale era ben sviluppato.
03 · Storia dei trattamenti precedenti
Prima di considerare la terapia rigenerativa, sono stati avviati un trattamento topico con sulfadiazina argentea e una terapia antibiotica basata su antibiogramma.
Nonostante la gestione convenzionale, la ferita rimaneva aperta e clinicamente seria. È stata proposta l’opzione dell’amputazione dell’alluce, ma il paziente l’ha categoricamente rifiutata.
Questa proposta ha scatenato un peggioramento della grave sindrome ansioso-depressiva del paziente, che è diventata uno dei problemi centrali del caso. La collaborazione è stata difficile nella fase iniziale e la dimensione psicologica ha dovuto essere considerata insieme alla ferita stessa.
Il caso richiedeva quindi una strategia alternativa capace di affrontare sia la complessità biologica della ferita sia il fermo rifiuto del paziente verso un’ulteriore amputazione.
04 · Decisione e protocollo
Il 25 marzo 2025, la lesione appariva detersa, con le aree profonde precedentemente esposte coperte e la presenza di un efficace tessuto di granulazione. L’area era leggermente diminuita a 1,32 cm², ma il dolore rimaneva invariato a NRS 7.
Poiché l’ossimetria rimaneva scarsa e le condizioni psicologiche del paziente stavano peggiorando, è stato indicato il trattamento con cellule mononucleate.
Si è deciso di procedere con la terapia combinata E-PRP e CGF utilizzando il kit procedurale High Q Cell® All-In-One. L’obiettivo era supportare la guarigione della ferita, modulare l’infiammazione, stimolare la risposta vascolare locale e preservare l’alluce.
La componente E-PRP è stata iniettata secondo il criterio dell’angiosoma dell’arteria tibiale anteriore, mentre il CGF è stato applicato localmente come patch per coprire la lesione.
05 · Risposta clinica
Il 15 aprile 2025 è stato eseguito il primo trattamento con cellule mononucleate, sia con E-PRP iniettabile che con l’applicazione locale del patch di CGF. Il decorso post-trattamento è stato regolare.
Entro il 5 giugno 2025, la lesione si era già ridotta significativamente a 0,4 cm², corrispondente a una riduzione di quasi il 70%. Anche il dolore è diminuito drasticamente, passando da NRS 7 a NRS 1.
Questo rapido miglioramento ha avuto un importante impatto clinico e psicologico. Il paziente ha riferito di sentirsi bene e la marcata riduzione del dolore ha contribuito a ripristinare la fiducia nell’equipe medica, rendendo il rapporto terapeutico più facile da gestire.
Un secondo trattamento con cellule mononucleate è stato eseguito lo stesso giorno, utilizzando nuovamente il kit procedurale High Q Cell®. L’E-PRP è stato iniettato nell’angiosoma tibiale anteriore e il gel CGF è stato utilizzato per coprire la lesione, con l’obiettivo di ottenere la risoluzione completa.
06 · Risultato e follow-up
Il 19 giugno 2025, il paziente non si è presentato all’appuntamento di follow-up programmato, il che non era inaspettato data la sua storia psichiatrica. Tuttavia, ha riferito che la condizione si era risolta.
Il 3 settembre 2025 è tornato per il follow-up con una ferita completamente guarita e una condizione locale ben gestita.
La rivalutazione ossimetrica ha mostrato una saturazione di O₂ del 31% alla base dell’alluce in posizione supina, superando le aspettative rispetto al valore iniziale.
La ferita si è quindi risolta entro circa sei settimane dall’inizio della terapia con E-PRP e CGF, con la scomparsa del dolore e la preservazione dell’alluce. Non sono state segnalate complicazioni post-trattamento.
07 · Discussione
Questo caso illustra il potenziale ruolo della terapia combinata E-PRP e CGF in una ferita da piede diabetico post-traumatica ad alto rischio di amputazione.
Il caso era clinicamente complesso per diverse ragioni. La ferita si è sviluppata dopo un trauma da schiacciamento dell’avampiede in un paziente diabetico con arteriopatia sottostante, colonizzazione critica e tendine esposto. Allo stesso tempo, la grave sindrome ansioso-depressiva del paziente rendeva l’amputazione proposta psicologicamente inaccettabile e riduceva la collaborazione nella fase iniziale.
In questo contesto, il primo trattamento ha prodotto una rapida riduzione del dolore e dell’area della ferita. Ciò è stato clinicamente importante non solo per la riparazione tissutale, ma anche perché il sollievo dal dolore ha aiutato a ripristinare la fiducia del paziente e ha migliorato la gestibilità dell’intero caso.
Il risultato suggerisce che E-PRP e CGF possano aver agito attraverso meccanismi complementari: l’E-PRP iniettabile ha sostenuto la rigenerazione vascolare e cellulare locale lungo l’angiosoma rilevante, mentre il CGF ha fornito una matrice biologica a base di fibrina sulla lesione.
Il risultato più significativo non è stato semplicemente la chiusura della ferita, ma la preservazione dell’alluce in un paziente che aveva rifiutato l’amputazione e che presentava una significativa fragilità sistemica e psicologica.
Questo caso supporta l’uso della terapia PBMNC come opzione rigenerativa minimamente invasiva in ferite selezionate del piede diabetico dove la gestione convenzionale è insufficiente e la preservazione del tessuto rimane una priorità.
