01 · Il Paziente
Una donna di 80 anni con una lunga storia di ulcere multiple ricorrenti degli arti inferiori è stata seguita presso il nostro centro dopo diversi precedenti episodi di ulcerazione.

La paziente era lievemente obesa, con un BMI di 33,6, e la sua storia clinica era segnata da diverse comorbidità. Presentava diabete mellito, epatite C contratta durante un precedente ricovero, ipertensione con cardiopatia ipertensiva, fibrillazione atriale cronica in terapia anticoagulante e sindrome depressiva.

La sua storia chirurgica includeva tonsillectomia, isterosalpingectomia, tiroidectomia per gozzo e mastectomia sinistra per cancro tre anni prima della presentazione.

La terapia farmacologica comprendeva letrozolo, levotiroxina sodica, pantoprazolo, sotalolo, atorvastatina-perindopril arginina-amlodipina, metformina e rivaroxaban.

Il caso era particolarmente complesso perché la paziente aveva già ricevuto diagnosi e trattamenti precedenti, tuttavia il pattern di ricorrenza suggeriva che il quadro clinico dovesse essere rivalutato.

02 · La Ferita
Il 1° luglio 2025, la paziente si è presentata con ulcere ricorrenti spontanee multiple su entrambi gli arti inferiori.

Le lesioni interessavano la faccia anteriore della gamba sinistra, la faccia anteriore della gamba destra e la faccia laterale della gamba destra. L’area totale della lesione misurava 15,32 cm² e le ferite erano dolorose, con un punteggio NRS di 7.

Le lesioni erano state inizialmente interpretate nel contesto di una precedente diagnosi di vasculite. Tuttavia, il comportamento clinico delle ferite, la loro ricorrenza e l’intensità del dolore facevano sorgere dubbi sulla completezza del precedente inquadramento diagnostico.

Le ferite non si comportavano come previsto con l’approccio terapeutico adottato in precedenza, rendendo necessaria una completa rivalutazione diagnostica.

03 · Storia dei trattamenti precedenti
La paziente era nota al nostro centro dal 2023 per ulcere multiple alle gambe.

Nel marzo 2023, sono comparse delle bolle sugli arti inferiori diagnosticate come eresipela. Sono state trattate con medicazioni all’ossido di zinco. Un’ecografia Doppler ha rivelato una stenosi non specificata delle arterie tibiali. È stata diagnosticata una necrobiosi lipoidea, risolta dopo quattro settimane.

Nell’ottobre 2023 si è verificata una recidiva. Dopo che un’ecografia Doppler ha mostrato un quadro vascolare stabile, sono stati eseguiti debridement e innesto di pelle ingegnerizzata, portando alla risoluzione nel settembre 2024.

Quando la paziente è tornata nel luglio 2025 con una nuova recidiva, è stata ripresa la precedente strategia terapeutica. Tuttavia, nonostante la terapia steroidea e un innesto ingegnerizzato, le lesioni non sono migliorate.

Questa mancanza di risposta suggeriva che la causa attiva delle ferite non fosse stata completamente identificata.

04 · Decisione e protocollo
Nel settembre 2025 è stata eseguita un’ossimetria transcutanea bilaterale. I risultati erano fortemente suggestivi di un problema vascolare, con valori di saturazione di 11 alla caviglia sinistra e 14 alla caviglia destra.

È stata quindi richiesta una nuova ecografia Doppler. Questa ha rivelato una stenosi dell’arteria femorale comune con occlusione del tronco tibio-peroniero nella gamba destra, mentre la gamba sinistra mostrava una stenosi pre-occlusiva dell’arteria poplitea.

La paziente è stata indirizzata all’angioplastica. Tuttavia, dopo il ritorno dall’intervento, le lesioni sono peggiorate significativamente a causa della sindrome da rivascolarizzazione.

A quel punto, la paziente è stata inserita in lista d’attesa per il trapianto di cellule mononucleate del sangue periferico.

La strategia terapeutica ha combinato l’E-PRP, per promuovere la rigenerazione vascolare e modulare l’infiammazione, con la copertura delle lesioni mediante un innesto dermico suino.

05 · Risposta clinica
Il 13 ottobre 2025, la paziente è stata ricoverata con dolore severo, con un punteggio NRS di 8. L’area totale della lesione era aumentata a 38,5 cm² come conseguenza della sindrome da rivascolarizzazione.

Dopo la preparazione, è stato eseguito un innesto di cellule mononucleate utilizzando il kit procedurale High Q Cell® Liquid. Le lesioni sono state poi coperte con un innesto dermico suino. Il decorso postoperatorio è stato regolare.

Il 27 novembre 2025 il trattamento è stato ripetuto, sempre senza complicazioni significative.

Le ferite hanno iniziato a rispondere chiaramente. Il dolore è diventato completamente controllato e si è ridotto a un fastidio ben tollerato. La paziente ha interrotto spontaneamente i farmaci analgesici.

Al follow-up del 13 gennaio 2026, l’area totale della lesione era già scesa a 5,56 cm², con dolore ridotto a NRS 1.

06 · Risultato e follow-up
Il 17 marzo 2026, cinque mesi dopo l’inizio del trattamento, i risultati erano altamente significativi, sebbene la paziente rimanesse sotto valutazione.

La lesione sulla faccia anteriore dell’arto inferiore sinistro misurava solo 0,81 cm². La lesione anteriore sull’arto inferiore destro si era risolta. La lesione laterale sull’arto inferiore destro era scesa a 0,37 cm².

Il dolore era virtualmente assente, con un punteggio NRS di 1, e la terapia analgesica è stata interrotta definitivamente.

La saturazione di ossigeno transcutanea ha raggiunto il 45% bilateralmente. Il diabete, che in precedenza era scarsamente controllato, ha mostrato finalmente valori di emoglobina glicata entro il range di normalità.

La paziente ha riacquistato la completa indipendenza ed è potuta tornare a casa con un’assistenza limitata da parte dei figli.

07 · Discussione
Questo caso illustra l’importanza di rivalutare l’intero quadro diagnostico quando una ferita non si comporta come previsto.

La paziente presentava ulcere ricorrenti bilaterali multiple ed era stata precedentemente gestita secondo un’ipotesi infiammatoria o autoimmune. Tuttavia, la persistenza di un dolore lancinante e incontrollato suggeriva che la componente vascolare fosse stata sottovalutata.

Il test decisivo è stata l’ossimetria. I suoi risultati hanno rivelato un grave problema vascolare che non era stato pienamente riconosciuto, confermato successivamente dall’ecografia Doppler.

Dopo l’angioplastica, la paziente ha sviluppato una sindrome da rivascolarizzazione, con un rapido peggioramento delle lesioni. In questo contesto, l’E-PRP è stato scelto per supportare la fase di recupero vascolare e modulare l’intensa risposta infiammatoria.

Il trattamento sembra aver agito su due componenti chiave: la compromissione vascolare, sostenendo la formazione di vasi collaterali e l’apporto di ossigeno, e lo stato pro-infiammatorio, promuovendo il passaggio dal catabolismo infiammatorio verso l’anabolismo riparativo.

I risultati clinici sono stati significativi: la TcPO₂ è aumentata di quasi cinque volte, l’area della lesione è diminuita di circa l’85% a 12 settimane dal trattamento, il dolore è stato drasticamente ridotto e il controllo glicemico si è normalizzato.

Il caso conferma che le ulcere croniche complesse non dovrebbero essere interpretate solo attraverso una diagnosi precedente quando il decorso clinico cambia. Una rivalutazione completa può rivelare fattori nascosti della mancata guarigione e aprire la strada a un trattamento rigenerativo più mirato.