01 · Il paziente
Un uomo di 70 anni in condizioni di estrema fragilità sistemica è giunto alla nostra attenzione dopo aver sviluppato un’infezione del sito chirurgico in seguito ad amputazione dell’alluce sinistro e successivo intervento transmetatarsale.
Il paziente presentava una lunga storia di piede diabetico. Era diabetico da circa vent’anni e soffriva di arteriopatia periferica cronica non rivascolarizzabile, insufficienza renale cronica diabetica e neuropatia. Anche la sua storia cardiovascolare era grave: nel 2003 era stato sottoposto a posizionamento di stent coronarico a rilascio di farmaco per cardiopatia ischemica e nel 2022 era stato ricoverato per infarto miocardico acuto, trattato con stenting coronarico. Era stato inoltre sottoposto a endoarteriectomia carotidea destra.
Il paziente era stato precedentemente sottoposto ad amputazione dell’alluce sinistro nel 2010 a causa di esposizione ossea ed era noto al nostro centro dal 2017 per lesioni ricorrenti su piede diabetico misto.
La terapia farmacologica comprendeva pantoprazolo, rivaroxaban, aspirina, bisoprololo, rosuvastatina-ezetimibe, dutasteride, silodosina, pioglitazone, Suliqua e metformina.
02 · La lesione
Il paziente è tornato alle nostre cure nell’ottobre 2025 dopo un ricovero presso un altro centro per osteomielite e condizione settica, che aveva richiesto amputazione transmetatarsale del quarto e quinto metatarso del piede sinistro.
Alla presentazione del 4 ottobre 2025, la ferita mostrava deiscenza con suture ancora in sede. La lesione misurava 1,62 cm² e presentava segni di infezione locale, con esposizione del moncone osseo all’estremità prossimale della ferita.
Il dolore non poteva essere valutato in modo affidabile a causa della neuropatia diabetica preesistente. Anche la valutazione standard mediante ossimetria e imaging iperspettrale non era fattibile perché lo stato infiammatorio-infettivo avrebbe compromesso l’affidabilità del test.
Il rischio clinico era elevato: nel contesto di neuropatia diabetica, arteriopatia periferica cronica non rivascolarizzabile, insufficienza renale ed esposizione ossea, la ferita comportava un rischio concreto di progressione verso amputazione maggiore.
03 · Storia dei trattamenti precedenti
Il paziente era noto al nostro centro da diversi anni a causa di complicanze ricorrenti del piede diabetico.
Tra il 2017 e il 2024 si erano sviluppate quattro lesioni su piede diabetico misto caratterizzato sia da vasculopatia che da neuropatia. Era stato inoltre sottoposto a resezione della prima falange dell’alluce destro. Questi eventi erano associati all’uso persistente di calzature inadeguate e a scarsa aderenza alle linee guida dietetiche, con conseguente scarso controllo glicemico.
Nell’ottobre 2025, dopo il recente episodio settico e l’amputazione transmetatarsale, al paziente è stata proposta un’amputazione a metà coscia presso un altro centro, ma l’ha rifiutata e ha chiesto il nostro parere.
Presso il nostro centro è stata mantenuta la terapia antibiotica sulla base dei risultati della coltura ossea intraoperatoria. Le suture sono state rimosse ed è stato eseguito un debridement iniziale. Il paziente ha confermato la sua determinazione a non accettare l’amputazione e i rischi sono stati chiaramente spiegati.
04 · Decisione e protocollo
Dato l’alto rischio di amputazione e il rifiuto del paziente di un’opzione chirurgica demolitiva, è stata proposta una strategia conservativa di salvataggio dell’arto.
Il piano di trattamento comprendeva revisione chirurgica, rimozione del tessuto compromesso, controllo dell’infezione locale, scarico e terapia con cellule mononucleate.
Sono state programmate tre applicazioni di cellule mononucleate, distanziate di circa 30-40 giorni. Ogni seduta combinava E-PRP infiltrativo con copertura CGF.
È stata presa in considerazione anche l’ossigenoterapia iperbarica, ma è stata successivamente esclusa perché il paziente era claustrofobico.
La procedura rigenerativa è stata eseguita utilizzando il kit procedurale High Q Cell® All-In-One. L’E-PRP è stato infiltrato lungo la linea dell’angiosoma delle arterie tibiale anteriore e peroneale, mentre il CGF è stato applicato per coprire la lesione.
05 · Risposta clinica
Il 13 ottobre 2025 il paziente è stato ricoverato per revisione della ferita, resezione del quinto metatarso clinicamente compromesso e applicazione di terapia a pressione negativa per cinque giorni.
Durante la stessa fase di trattamento è stato somministrato E-PRP infiltrativo lungo le linee arteriose tibiale anteriore e peroneale e la ferita è stata coperta con CGF. Il decorso postoperatorio è stato regolare.
Il paziente ha tollerato lo scarico con sistema di compressione pneumatica e deambulatore. Dopo la fase perioperatoria è stato continuato il trattamento locale con antisettici a base di argento.
Il 27 novembre 2025 è stata eseguita la seconda procedura E-PRP e CGF in regime di day hospital. A quel punto la ferita misurava 4,53 cm². È stato utilizzato lo stesso approccio: infiltrazione di E-PRP lungo le linee arteriose tibiale anteriore e peroneale, combinata con copertura CGF.
Il decorso postoperatorio è rimasto regolare e la lesione è progressivamente migliorata. Anche i parametri di controllo glicemico e renale sono migliorati e sono state introdotte medicazioni in idrofibra per favorire la granulazione.
06 · Esito e follow-up
Il 18 dicembre 2025 la lesione si era già ridotta significativamente a 0,73 cm², corrispondente a una riduzione di oltre l’83%.
All’inizio di gennaio, dopo sei settimane di terapia, il trattamento antibiotico è stato interrotto.
Il 16 gennaio 2026 la ferita mostrava un’area sostanzialmente stabile di 0,86 cm². Il terzo innesto di E-PRP e CGF è stato eseguito come previsto, utilizzando lo stesso metodo procedurale e kit. Poiché era comparsa una lesione plantare alla testa del secondo dito, quel dito è stato rimosso contemporaneamente. Il decorso postoperatorio è stato regolare e il paziente è stato dimesso il terzo giorno.
Il 26 febbraio 2026, dopo un periodo regolare di trattamento locale con medicazioni in idrofibra, il caso è stato considerato risolto. Il paziente è stato dimesso con prescrizione di calzature su misura adeguate.
Il 13 aprile 2026, sei mesi dopo la prima procedura, il follow-up ha confermato un risultato finale stabile con buona cicatrizzazione.
07 · Discussione
Questo caso illustra il potenziale ruolo della terapia combinata E-PRP e CGF come parte di una strategia controllata di salvataggio dell’arto in un paziente diabetico fragile con infezione del sito chirurgico ed esposizione ossea.
Il caso era particolarmente complesso perché la ferita si è sviluppata dopo amputazione transmetatarsale in un paziente con neuropatia, arteriopatia periferica cronica non rivascolarizzabile, insufficienza renale e grave cardiopatia. I margini terapeutici standard erano ristretti e il rischio di amputazione maggiore era elevato.
Il trattamento non ha sostituito gli standard di cura. Revisione chirurgica, rimozione del tessuto non vitale, controllo dell’infezione, terapia antibiotica, scarico e calzature adeguate sono rimasti elementi essenziali del protocollo.
All’interno di questo approccio strutturato, la terapia con cellule mononucleate può aver contribuito a migliorare l’ambiente biologico locale supportando la stimolazione vascolare mirata, la riparazione tissutale e i meccanismi di difesa locale.
L’uso del concetto di woundosome è stato particolarmente rilevante: l’E-PRP è stato infiltrato lungo le linee arteriose tibiale anteriore e peroneale per concentrare i fattori rigenerativi nel territorio vascolare coinvolto dalla lesione.
Il risultato più significativo non è stato solo la chiusura della ferita, ma la preservazione dell’arto in un paziente che era già stato considerato ad alto rischio di amputazione. Il caso si è risolto entro dieci settimane e la cicatrice stabile osservata al follow-up di sei mesi suggerisce una risposta clinica duratura.
